lunedì 26 novembre 2018

                                 PER DIMAGRIRE NON DEVI CAMBIARE

Il carattere è una delle cose autentiche che abbiamo e se non piace alle persone che abbiamo intorno, sarà meglio eliminare loro. Per dimagrire bisogna tornare ad essere se stesse, senza rinnegare le parti più autentiche. Ma come faccio a convincere me stessa a non farmi condizionare dal pensiero altrui?
Prova a disegnare/scrivere su un foglio le cose che vanno bene di te e quelle che non ti piacciono (non quelle che non piacciono agli altri!), quelle che non sopporti. Scrivi alla fine della pagina: IO SONO DIVERSA DAGLI ALTRI. Non devo né cambiare, né migliorarmi!
La chiave per perdere peso è imparare a volersi bene, senza pregiudizi e senza dare spazio al parere degli altri. È importante smettere di combattere contro te stessa; dentro ognuno di noi è in atto una continua lotta. Un estenuante combattimento cui ci sottoponiamo per migliorarci, per cambiare noi stessi, per imporci obiettivi. Se dovessimo chiederci chi è la causa delle nostre sofferenze, la risposta sarebbe semplice: siamo noi i nostri stessi torturatori. Ci trattiamo come automi da ammaestrare di compiti, regole, divieti, sensi di colpa, catene. 




Diciamoci ogni tanto: “ok, ho sbagliato, ma non fa niente!” Basta doveri, autocritiche e accogli ciò che provi.
Come? Fai un elenco di tutti gli ideali che ti sei imposta di seguire in ogni istante della tua giornata: dovrei essere una buona moglie, una buona amica, in gamba sul lavoro, una brava mamma... Adesso sostituisci tutti questi dovrei con uno solo: “dovrei essere felice, cosa sto facendo per esserlo?”
La sera poi, invece di ripercorrere gli errori o le cose andate male, porta l’attenzione su ciò che ti ha dato piacere. Se un episodio o un tuo comportamento ti provoca senso di colpa, vergogna, dolore o la sensazione di sbagliare sempre, prenditi qualche momento per accogliere queste sensazioni e vivitele. 

giovedì 1 novembre 2018


SAVE THE DATE: 22/11/2018 PIANCOGNO


Pensi che l'aereo sia un mezzo pericoloso ma vorresti tanto fare un viaggio in America?
Il tuo ultimo volo è stato un incubo ma sei costretto a viaggiare in aereo per lavoro?
Prendi l'aereo ma sai già che starai malissimo durante il viaggio?
Non hai mai preso l'aereo perché solo a sentirlo nominare ti sale l'ansia?









Questa iniziativa è per te che vuoi viaggiare in libertà : inizieremo a imparare le strategie più efficaci di gestione dell'ansia pre, post e durante il volo.






Contatti:
☎️3291926138
📨 elisa.fedriga@gmail.com


lunedì 29 ottobre 2018

                      IL PERDERE PESO PUÒ DIVENTARE UN'OSSESSIONE?

Si, per molte persone dimagrire diventa un chiodo fisso. Finiscono per sentirsi frustrate e interrompono le diete. Invece bisogna distrarsi dal cibo e fare cose.

I pensieri che mettono in primo piano il dover perdere peso finiscono per diventare troppo ingombranti e fanno fallire le diete. Il cibo diventa il centro del mondo ed  il  copione è sempre lo stesso. La donna inizia super motivata e  perde  4-5 kg, sente i vestiti più larghi e si sente più magra. Poi il dimagrimento si interrompe e la donna termina ogni buon proposito e ritorna a mangiare male. 

La mente di chi è in sovrappeso è spesso concentrata sul bisogno di dimagrire; tutto viene rimandato a “quando sarò più magra”, tutti gli sforzi confluiscono spesso in una dieta punitiva e falliscono nel tentativo di ignorare o controllare il proprio appetito. Non si tratta di volontà della persona ma del fatto che l’appetito e quindi il comportamento di ricerca del cibo non sono controllabili nemmeno avendo una forte motivazione al dimagrimento. Al contrario, spesso la dieta esacerba pensieri e istinti riguardanti il cibo, ed è vissuta come un tentativo fallimentare ma anche odioso di sottrarre il cibo. 
La persona, anziché vedere ridotto il proprio appetito, che è il centro della preoccupazione, vede ridotto l’oggetto da consumare, che il cervello identifica come un elemento essenziale e irrinunciabile, per cui reagisce con un aumento della voracità e della frustrazione per l’ evidente incapacità di fare quello che in condizioni normali sarebbe possibile (mangiare di meno e dimagrire).





Bisogna allora smettere di seguire quella voce interiore che ci fa credere che saremo perfetti solo “da magri”. La dieta efficace non è quella che ti mette a stecchetto, ma quella che ti fa trovare la capacità di mangiare quando hai fame e smettere quando non ti serve. Per dimagrire non bisogna mai concentrarsi sul cibo, altrimenti lo metti su un piedistallo, come se la tua felicità dipendesse dalla sua presenza o dalla sua assenza. 

Uno delle soluzioni a questo problema è fare, perché facendo si interrompono i pensieri legati alle preoccupazioni, all’autocritica, ai modelli di perfezione che fanno ingrassare più di tutto. I pareri degli altri infatti sono mattoni difficili da mandare giù, che pesano addosso. Avete sempre in mente l’idea già di dimagrire è come un cancro della mente, che la intossica. Distrarsi e fare sono le vie dimagranti. Bisogna riempire le giornate di azioni appaganti, di gesti che fai per te! 










martedì 2 ottobre 2018



LA FAME EMOTIVA: UN MITO?

Molto studi dimostrano come dietro un dimagrimento duraturo e solido ci sia un miglior rapporto con le emozioni.
La fame emotiva  e il correlato sovrappeso, può essere interpretata come una conseguenza allo stress e alla gestione emotiva dell’ansia oppure come una conseguenza dell’insicurezza e della rabbia.
Sotto stress ad esempio aumenta la voglia di sgranocchiare, mordere e aggredire il cibo. Davanti allo stress di oggi, infatti, il corpo reagisce come milioni di anni fa, come se l'emergenza mettesse sempre a repentaglio la sopravvivenza. Quindi non solo la tensione fa alzare i livelli di cortisolo, un ormone attivatore, ma blocca gran parte della lipolisi, invitando il corpo a trattenere i grassi.
L’ansia per il futuro e uno stato mentale rivolto al passato, invece, attivano la produzione di cortisolo; l'organismo interpreta la situazione “infelice” come potenzialmente pericolosa e si prepara accumulando scorte. Ci si nutre di più, le dosi di zucchero sono maggiori, l’accumulo di riserve di grado più intenso.
Il corpo “chiede” alimenti molto calorici e crea strati di grasso che lo proteggono anche quando una persona è molto insicura di sé o soffre. Se una persona è molto insicura di sé non vuole fare altro che crearsi un guscio. Una corazza che spesso è fisicamente rappresentata dal grasso che la persona è in grado di accumulare su di sé per “proteggersi” dal mondo esterno.
Anche mantenere sentimenti di rabbia e risentimento può  indurre il corpo a rispondere con un aumento di peso. Ruminare e accumulare la rabbia invece di parlarne è infatti uno dei motivi per cui il corpo reagisce aumentando di peso.





Come fare dunque a gestire queste emozioni, che si è visto essere una possibile causa della fame emotiva?

1. Il primo passo  è rafforzare la propria sicurezza e per questo un modo eccellente è quello di cambiare le espressioni negative con affermazioni positive. Ad esempio, se dite sempre “Non riesco mai a finire nulla”, iniziate a dire “Se voglio, posso finire qualsiasi cosa”. Il potere delle frasi affermative per migliorare il modo in cui ci si vede è molto più grande di quanto possiate immaginare.

2. La seconda cosa da fare è cercare di limitare la rabbia e il risentimento dalla propria vita. Ci sono molti modi per farlo, ma il modo migliore, a mio avviso,  è scrivere le lettere di rabbia. Quando  pensate a qualcosa che vi fa molto arrabbiare, prendete carta e penna, ricordate ciò che fa male e scrivetelo in prima persona, indirizzandolo all’evento, alla situazione, alla persona specifica che vi fa arrabbiare.
3. La terza cosa da fare è ridurre lo stress, per farlo è indispensabile  definire delle priorità, ritagliarsi del tempo per sé stessi, porsi dei limiti, imparare a delegare, chiedere aiuto.
4. La quarta cosa da fare è ridurre l’ansia, praticando esercizio fisico, alimentandosi correttamente, coltivando amicizie, smettendo di autocriticarvi, facendo le cose che vi piacciono.

Tornando alla fame emotiva, dunque, quando arriva il desiderio di mangiare troppo, fermatevi un attimo, sentite la sensazione che lo scatena: è rabbia, tristezza, rancore? Datele un nome. Percepitela con più attenzione: dove è più forte? Nella gola, nel petto, nella pancia, nelle mani? Infine provate  a domandarvi se avete voglia di continuare a mangiare.


Inoltre è importante:
• tracciare su un diario dei momenti in cui la “fame” è soltanto dettata dalle emozioni.
• aumentare i livelli di serotonina nel corpo. L’ormone della felicità può essere attivato in molti modi: facendo un esercizio che vi piace, ascoltando musica o facendo sesso con il proprio partner.
• ricordate il consiglio della nonna: “non mangiare quando sei triste”. Questa conoscenza popolare è molto vera: se siete angosciati, il cibo non cambierà la vostra sensazione. Al contrario: dopo aver mangiato ci si sentirà peggio.
• ricordate che sapere come gestire le emozioni è un ottimo modo per perdere peso.

lunedì 17 settembre 2018

Iniziativa studi aperti: PRIMO COLLOQUIO PSICOLOGICO GRATUITO


Nell’ambito della campagna organizzata dall’Ordine Nazionale degli Psicologi per la Giornata Nazionale della Psicologia, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra il 10 ottobre, ho deciso di aderire all’iniziativa “Studi Aperti” e offrire la possibilità di richiedere un primo colloquio psicologico gratuito.







Dal 4 al 14 Ottobre, presso gli studi di Iseo, Piamborno, Brescia metterò a disposizione competenze e spazi per presentare la mia attività e i nuovi servizi. 

È un’opportunità per sfatare i tanti miti legati alla mia professione, come ad esempio che sia per i matti o i deboli, che duri e costi troppo.
Vi verrà illustrato il mio metodo di lavoro in modo che possiate capire se può essere adatto per voi.
Vi darò le informazioni sui costi e sulla durata dei percorsi psicologici e di psicoterapia.



Il primo colloquio psicologico è gratuito e non vincolante. 

È necessaria la prenotazione


Contatti: ☎️3291926138 📨 elisa.fedriga@gmail.com oppure 📆miodottore o 📆dottori.it



giovedì 30 agosto 2018




“COME TI DIVENTO BELLA":
 l’autostima ritrovata davanti allo specchio


L’autostima  è un costrutto particolarmente in voga negli ultimi anni, sempre più persone infatti  si affacciano alla psicoterapia lamentandosi di averne poca o nulla. È un concetto talmente diffuso  che tutti ne parlano, dallo psicoterapeuta più esperto al portinaio.

Una prima definizione del concetto di autostima si deve a William James, il quale la concepisce come il risultato scaturente dal confronto tra i successi che l’individuo ottiene realmente e le aspettative in merito ad essi.
                                                
L’autostima di ciascuno è il focus anche di “Come ti divento bella”, una commedia che indaga molti aspetti: dall’amicizia alla famiglia, puntando l’analisi sulle relazioni interpersonali.  



Sul banco degli imputati c’è quel qualcosa che allo specchio proprio non va giù, accusato di essere il responsabile di fallimenti o di successi mancati o soltanto sfiorati. Renée, la protagonista,  vuol sentirsi bella. Vuol provare l’ebbrezza di essere corteggiata da uno sconosciuto e al suo mancato appeal attribuisce la colpa di non aver mai vissuto quelle emozioni.  E alla bruttina Renée  proprio una caduta di sella da uno spinner da palestra cambia la vita. Quando si riprende dal trauma non ha neanche un livido ma le resta la convinzione che un qualche dio dell’Olimpo abbia realizzato il suo sogno: Diventare bellissima. Resta identica, è solo la sua percezione che muta: si vede splendida. E come tale inizia a comportarsi, in mezzo alla gente, con gli uomini, dovunque e la sua vita si trasforma. Acquisisce così una sicurezza e una grinta sconosciute che le fanno compiere una scalata professionale e trovare anche l’amore. All’improvviso, però, una nuova caduta, toglie a Renee l’illusione che la aveva liberata da un incubo psicologico; ma, quando tutto sembra crollarle addosso, una sorpresa restituisce gli equilibri perduti.


Il messaggio che vuole rilanciare questo film e la stessa protagonista, considerata una delle maggiori star comiche over size in America, è imparare ad accettare sé stessi per ciò che si è, difetti inclusi. Se tu ti vedi bella, gli altri ti vedranno nello stesso modo! Perché, in fondo, la specificità di ognuno la fanno i difetti che rappresentano il tratto più caratteristico. Raggiungere i propri obiettivi non dipende dunque da altro se non dalla propria determinazione e preparazione. 
Si è belli davvero solo se ci si convince di esserlo, difetti e chili in più a parte. È, infatti, il modo in cui ci si percepisce a definire la possibilità di realizzare i propri sogni: nella vita sì è quello che si pensa di essere. La nostra mente infatti è ‘come una lente: la visione di sé stessi e del proprio corpo avviene attraverso questa lente che può modificare, deformare, ampliare o distorcere ciò che osserva‘. Dobbiamo quindi imparare a conoscere questa lente e i suoi filtri, perché essa influisce non solo sul modo in cui vediamo il nostro corpo, ma sul modo in cui vediamo noi stessi in generale. A sua volta, il modo in cui vediamo noi stessi è a fondamento del nostro modo di porci rispetto all’ambiente, alla nostra vita.


  Spesso si tende a costruire un’immagine di se stessi non corrispondente al vero con lo scopo di dover piacere agli altri oppure dover rispettare canoni estetici autoimposti. Esigenze queste che il più del volte assumono le pieghe di una vera ossessione. La difficoltà ad auto-accettarsi spesso è la conseguenza di regole rigide su come si dovrebbe realmente essere; ad esempio una persona con qualche chilo in più può avere difficoltà ad accettare se stessa se crede che la bellezza sia sinonimo di magrezza. Se lei pensa che per essere belle si deve essere magre, non riuscirà mai ad accettarsi.


La necessità compulsiva di sedurre e di sentirsi ammirati è strettamente legata all’autostima: se otteniamo ammirazione e consenso da chi ci circonda, crediamo di avere molte relazioni positive sentendoci persone interessanti e degne di amore. Tornando a casa e posando sul comodino quel calco indossato per tutto il giorno ci si ritrova spesso però soli e delusi.
È questa la ragione per cui bisogna lavorare sempre su se stessi, mandando all’aria piani pensati per il mondo esterno e percorrendo quella corsia preferenziale che conduce solo a se stessi.


L’autostima, come tutte le cose, s’impara con la pratica. La sviluppi decidendo di agire come se già avessi tutta la confidenza che ti serve. Simulandola finché non la sviluppi realmente. L’insicurezza genera insicurezza, i dubbi che sollevi ostacolano il tuo potenziale più dei tuoi reali limiti. Se agisci ripetutamente con risolutezza svilupperai l’abitudine ad agire con confidenza e la mancanza di autostima diventerà un ricordo. Se ti allenerai a non ti preoccuparti di quello che la gente può pensare di te inizierai ad accorgerti che la gente non sta affatto pensando a te nei termini in cui credi, anzi, molto spesso non sta affatto pensando a te! Concentra l’attenzione su quello che vuoi piuttosto che su quello che possono pensare gli altri. Il giudizio degli altri non deve essere né un ossessione né un alibi.

Le cose veramente importanti per te sono quelle che devono guidare le tue decisioni. Se agisci in contrasto con i tuoi valori perderai la stima di te stesso e rimarrai prigioniero di uno strisciante senso di insoddisfazione. L’autostima arriva da sé quando sai di agire con coerenza a ciò che ritieni giusto, alle tue aspirazioni, al tuo schema di riferimento di base per le tue valutazioni. Seguire i tuoi valori alimenta l’amore per te stesso, l’apprezzamento, l’accettazione indipendentemente dai difetti e dalle prestazioni, alimenta un’autoimmagine positiva, ti fa sentire all’altezza delle tue capacità, e dà fiducia a te stesso, sapendo di aver risposto in maniera adeguata alle situazioni importanti. Lo stesso avviene quando sfrutti i tuoi talenti: quando lo fai riesci bene senza sforzo e il successo ti dà fiducia, genera una visione positiva di te stesso e ti fa amare te stesso ancora di più.


venerdì 24 agosto 2018

MANGIA QUELLO CHE TI PIACE E DIMAGRIRAI!

Chi crede che sia vera questa frase, alzi la mano! Fino poco tempo fa pensavo fosse una trovata pubblicitaria per “ingolosire” le persone ad accettarsi o ad accettare diete “modaiole”. Da quando ho iniziato ad approfondire le tematiche dell’alimentazione ho scoperto che si perde peso mangiando ciò che piace. 
Questa nuova linea di pensiero, che va in netta contrapposizione con chi prescrive diete ipocaloriche basate su cibi considerati “nemici” della linea, parte dal presupposto che le persone reagiscono in modo diverso a seguito del consumo dei medesimi cibi. Alcune persone pur consumando parecchi carboidrati, da sempre considerati nemici della linea, si sentono in forma e non prendono peso; altre persone invece con la stessa dieta ingrassano e si gonfiano. La dieta pertanto va personalizzata per ottenere risultati ottimali, perché rinunciare a ciò che piace, è controproducente perché potrebbe portare ad assumere cibi non adatti alla nostra persona. 
Per conoscere ciò di cui ha bisogno o meno il nostro organismo è necessario analizzare tanti elementi diversi, tra cui i fattori ormonali o la composizione della nostra microflora intestinale, l’innalzamento  della glicemia e dell’ insulina. Lo strumento più immediato per valutare se c’è qualcosa che non va è ascoltare la fame: se dopo i pasti siamo ancora affamati, significa che non stiamo mangiando le cose più giuste per noi. 



Da psicoterapeuta non posso inoltre non considerare gli aspetti psicologici legati alla scelta di alcuni alimenti e le abitudini alimentari in generale. Quando mangiamo un cibo che ci piace proviamo una sensazione di appagamento, perché il nostro cervello accende “gli interruttori del benessere” e attiva alcuni neurotrasmettitori legati al piacere, alla soddisfazione e alla ricompensa. 
Quando nella nostra vita manca il piacere, spesso scende in campo il desiderio di cibo per compensare, per difenderci dai dispiaceri, per gratificarsi, per fuggire dalle emozioni negative come tristezza, abbandono o dalle relazioni infelici. Quando la vita diventa amara, si tende a colmare i vuoti con un’alimentazione dolce. Il cibo diventa quindi un abbraccio o una carezza avvolgente che colma un vuoto che non sai riempire in altro modo. È importante quindi chiedersi “ma di che cosa ho voglia veramente? A me cosa piace fare? Cosa desidero? Cosa mi fa star bene, anzi cosa mi fa impazzire di gioia e di piacere?” 
Porre lo sguardo sui nostri stato d’animo, renderli consapevoli significa evitare di ricorrere al cibo, di gratificarsi con il mangiare.
Questo ovviamente non accade a tutti, anzi, ci sono persone per cui il cibo è il carburante essenziale per scoprire il mondo, è legato a momenti di spensieratezza e gioia ed è più facile che quando sono giù, il loro stomaco si chiuda.