mercoledì 19 dicembre 2018

L’IMMAGINE CORPOREA IN GRAVIDANZA


La gravidanza comporta profondi e importanti mutamenti nell’organismo materno che si adatta e prepara a proteggere il nascituro. Durante la gestazione i cambiamenti visibili riguardano peso, seno e utero; quelli meno evidenti comprendono metabolismo, apparato respiratorio, cardiocircolatorio e immunitario.

Con la gravidanza, quindi il seno cresce, i fianchi si arrotondano, compare il pancione. La gravidanza cambia il corpo, ma soprattutto modifica l'immagine corporea di ciascuna donna. È diverso il modo di guardarsi allo specchio, sono diverse le zone del corpo a cui si presta più attenzione, diverso il modo di alimentarsi. Però l'aspettativa è una sola: quella che tutto torni come prima.
Nei nove mesi che la separano dal parto, la donna abbiamo visto che assiste a una rilevante evoluzione della forma corporea: nel primo trimestre le modifiche sono lente, ma con l’evolversi del tempo diventano sempre più rapide.
Le prime modificazioni corporee spesso sono poco evidenti, ma lo diventano per una donna che si mostra attenta a ogni più piccola modificazione della sua immagine.
Il terzo trimestre invece segna senza dubbio una svolta nella percezione dell’immagine corporea da parte della donna: il peso è aumentato, la gravidanza è percepibile visivamente a chiunque e allo stesso tempo la donna potrebbe avere maggiore consapevolezza della gravidanza in sé ed accettare queste modificazioni che le permettono di dare la vita ad un nuovo essere. La donna potrebbe essere concentrata nel rapporto affettivo con il piccolo nascituro, piuttosto che sulla sua immagine corporea. Nel periodo centrale della gravidanza, infatti, per la maggioranza delle donne l’aspetto esteriore passa in secondo piano e le attenzioni si focalizzano quasi esclusivamente sul feto e sul momento del parto. Questa fase favorisce un miglioramento della percezione dell’immagine corporea.
Delicata, invece, è la cosiddetta fase di periodo post-partum, durante la quale la neomamma prende consapevolezza della sua cambiata forma fisica che, a volte, teme rimanga invariata. Nel puerperio, infatti, le preoccupazioni per il peso corporeo riemergono vivacemente, considerata anche la presenza di un certo peso residuo.

                              



Ecco alcuni consigli:

1. Lavorare sul corpo prima della gravidanza
Chi ha problemi di immagine corporea – chi non si piace, chi pensa di essere troppo grassa qui o troppo magra lì – dovrebbe lavorare sul proprio corpo prima della gravidanza, per imparare ad accettarlo così com'è e provare a migliorarlo.
2. In gravidanza bisogna tenere a bada il peso
In gravidanza è importante non aumentare più di 10 chili se si è normopeso. E' innegabile che la fame aumenta, è necessario alimentarsi in modo diverso, i gusti cambiano, cambia anche il metabolismo, però occorre fare un po' di attenzione, senza troppe fisime, ma anche senza continue abbuffate.
3. In gravidanza mai negare la femminilità
Ci sono donne che, appena scoprono di essere incinte, mettono da parte la femminilità, dimostrando un totale disinteresse verso quel corpo che si sta trasformando. smettono di percepirsi come donne per assumere solamente il ruolo di mamme, come se le due cose fossero in antitesi.
4. In gravidanza bisogna condividere i cambiamenti del corpo
Il corpo si modifica, non c'è dubbio. E difficilmente tornerà ad essere quello di prima. Le modificazioni Vanno accolte, accettate per quello che sono, senza farsene un cruccio, senza drammi. Il partner ha un ruolo fondamentale in queste fasi: è importante che sappia rispettare e trattare con amore il corpo che cambia, altrimenti tutto il peso emotivo si scarica sulla donna. Le primipare, quelle che hanno maggiori timori, dovrebbero condividere con altre donne le loro sensazioni, confrontarsi con chi ha maggiore esperienza, ricercare il conforto delle amiche.
5. In gravidanza bisogna ascoltare il proprio corpo
Sembra paradossale, ma alcune donne perdono il contatto con il proprio corpo proprio durante la gravidanza. È come se del loro corpo percepissero solo la pancia, che cresce come è normale che sia, mentre perdono di vista tutto il resto. Ed ecco che nemmeno si rendono conto che stanno ingrassando troppo.

lunedì 26 novembre 2018

                                 PER DIMAGRIRE NON DEVI CAMBIARE

Il carattere è una delle cose autentiche che abbiamo e se non piace alle persone che abbiamo intorno, sarà meglio eliminare loro. Per dimagrire bisogna tornare ad essere se stesse, senza rinnegare le parti più autentiche. Ma come faccio a convincere me stessa a non farmi condizionare dal pensiero altrui?
Prova a disegnare/scrivere su un foglio le cose che vanno bene di te e quelle che non ti piacciono (non quelle che non piacciono agli altri!), quelle che non sopporti. Scrivi alla fine della pagina: IO SONO DIVERSA DAGLI ALTRI. Non devo né cambiare, né migliorarmi!
La chiave per perdere peso è imparare a volersi bene, senza pregiudizi e senza dare spazio al parere degli altri. È importante smettere di combattere contro te stessa; dentro ognuno di noi è in atto una continua lotta. Un estenuante combattimento cui ci sottoponiamo per migliorarci, per cambiare noi stessi, per imporci obiettivi. Se dovessimo chiederci chi è la causa delle nostre sofferenze, la risposta sarebbe semplice: siamo noi i nostri stessi torturatori. Ci trattiamo come automi da ammaestrare di compiti, regole, divieti, sensi di colpa, catene. 




Diciamoci ogni tanto: “ok, ho sbagliato, ma non fa niente!” Basta doveri, autocritiche e accogli ciò che provi.
Come? Fai un elenco di tutti gli ideali che ti sei imposta di seguire in ogni istante della tua giornata: dovrei essere una buona moglie, una buona amica, in gamba sul lavoro, una brava mamma... Adesso sostituisci tutti questi dovrei con uno solo: “dovrei essere felice, cosa sto facendo per esserlo?”
La sera poi, invece di ripercorrere gli errori o le cose andate male, porta l’attenzione su ciò che ti ha dato piacere. Se un episodio o un tuo comportamento ti provoca senso di colpa, vergogna, dolore o la sensazione di sbagliare sempre, prenditi qualche momento per accogliere queste sensazioni e vivitele. 

giovedì 1 novembre 2018


SAVE THE DATE: 22/11/2018 PIANCOGNO


Pensi che l'aereo sia un mezzo pericoloso ma vorresti tanto fare un viaggio in America?
Il tuo ultimo volo è stato un incubo ma sei costretto a viaggiare in aereo per lavoro?
Prendi l'aereo ma sai già che starai malissimo durante il viaggio?
Non hai mai preso l'aereo perché solo a sentirlo nominare ti sale l'ansia?









Questa iniziativa è per te che vuoi viaggiare in libertà : inizieremo a imparare le strategie più efficaci di gestione dell'ansia pre, post e durante il volo.






Contatti:
☎️3291926138
📨 elisa.fedriga@gmail.com


lunedì 29 ottobre 2018

                      IL PERDERE PESO PUÒ DIVENTARE UN'OSSESSIONE?

Si, per molte persone dimagrire diventa un chiodo fisso. Finiscono per sentirsi frustrate e interrompono le diete. Invece bisogna distrarsi dal cibo e fare cose.

I pensieri che mettono in primo piano il dover perdere peso finiscono per diventare troppo ingombranti e fanno fallire le diete. Il cibo diventa il centro del mondo ed  il  copione è sempre lo stesso. La donna inizia super motivata e  perde  4-5 kg, sente i vestiti più larghi e si sente più magra. Poi il dimagrimento si interrompe e la donna termina ogni buon proposito e ritorna a mangiare male. 

La mente di chi è in sovrappeso è spesso concentrata sul bisogno di dimagrire; tutto viene rimandato a “quando sarò più magra”, tutti gli sforzi confluiscono spesso in una dieta punitiva e falliscono nel tentativo di ignorare o controllare il proprio appetito. Non si tratta di volontà della persona ma del fatto che l’appetito e quindi il comportamento di ricerca del cibo non sono controllabili nemmeno avendo una forte motivazione al dimagrimento. Al contrario, spesso la dieta esacerba pensieri e istinti riguardanti il cibo, ed è vissuta come un tentativo fallimentare ma anche odioso di sottrarre il cibo. 
La persona, anziché vedere ridotto il proprio appetito, che è il centro della preoccupazione, vede ridotto l’oggetto da consumare, che il cervello identifica come un elemento essenziale e irrinunciabile, per cui reagisce con un aumento della voracità e della frustrazione per l’ evidente incapacità di fare quello che in condizioni normali sarebbe possibile (mangiare di meno e dimagrire).





Bisogna allora smettere di seguire quella voce interiore che ci fa credere che saremo perfetti solo “da magri”. La dieta efficace non è quella che ti mette a stecchetto, ma quella che ti fa trovare la capacità di mangiare quando hai fame e smettere quando non ti serve. Per dimagrire non bisogna mai concentrarsi sul cibo, altrimenti lo metti su un piedistallo, come se la tua felicità dipendesse dalla sua presenza o dalla sua assenza. 

Uno delle soluzioni a questo problema è fare, perché facendo si interrompono i pensieri legati alle preoccupazioni, all’autocritica, ai modelli di perfezione che fanno ingrassare più di tutto. I pareri degli altri infatti sono mattoni difficili da mandare giù, che pesano addosso. Avete sempre in mente l’idea già di dimagrire è come un cancro della mente, che la intossica. Distrarsi e fare sono le vie dimagranti. Bisogna riempire le giornate di azioni appaganti, di gesti che fai per te! 










martedì 2 ottobre 2018



LA FAME EMOTIVA: UN MITO?

Molto studi dimostrano come dietro un dimagrimento duraturo e solido ci sia un miglior rapporto con le emozioni.
La fame emotiva  e il correlato sovrappeso, può essere interpretata come una conseguenza allo stress e alla gestione emotiva dell’ansia oppure come una conseguenza dell’insicurezza e della rabbia.
Sotto stress ad esempio aumenta la voglia di sgranocchiare, mordere e aggredire il cibo. Davanti allo stress di oggi, infatti, il corpo reagisce come milioni di anni fa, come se l'emergenza mettesse sempre a repentaglio la sopravvivenza. Quindi non solo la tensione fa alzare i livelli di cortisolo, un ormone attivatore, ma blocca gran parte della lipolisi, invitando il corpo a trattenere i grassi.
L’ansia per il futuro e uno stato mentale rivolto al passato, invece, attivano la produzione di cortisolo; l'organismo interpreta la situazione “infelice” come potenzialmente pericolosa e si prepara accumulando scorte. Ci si nutre di più, le dosi di zucchero sono maggiori, l’accumulo di riserve di grado più intenso.
Il corpo “chiede” alimenti molto calorici e crea strati di grasso che lo proteggono anche quando una persona è molto insicura di sé o soffre. Se una persona è molto insicura di sé non vuole fare altro che crearsi un guscio. Una corazza che spesso è fisicamente rappresentata dal grasso che la persona è in grado di accumulare su di sé per “proteggersi” dal mondo esterno.
Anche mantenere sentimenti di rabbia e risentimento può  indurre il corpo a rispondere con un aumento di peso. Ruminare e accumulare la rabbia invece di parlarne è infatti uno dei motivi per cui il corpo reagisce aumentando di peso.





Come fare dunque a gestire queste emozioni, che si è visto essere una possibile causa della fame emotiva?

1. Il primo passo  è rafforzare la propria sicurezza e per questo un modo eccellente è quello di cambiare le espressioni negative con affermazioni positive. Ad esempio, se dite sempre “Non riesco mai a finire nulla”, iniziate a dire “Se voglio, posso finire qualsiasi cosa”. Il potere delle frasi affermative per migliorare il modo in cui ci si vede è molto più grande di quanto possiate immaginare.

2. La seconda cosa da fare è cercare di limitare la rabbia e il risentimento dalla propria vita. Ci sono molti modi per farlo, ma il modo migliore, a mio avviso,  è scrivere le lettere di rabbia. Quando  pensate a qualcosa che vi fa molto arrabbiare, prendete carta e penna, ricordate ciò che fa male e scrivetelo in prima persona, indirizzandolo all’evento, alla situazione, alla persona specifica che vi fa arrabbiare.
3. La terza cosa da fare è ridurre lo stress, per farlo è indispensabile  definire delle priorità, ritagliarsi del tempo per sé stessi, porsi dei limiti, imparare a delegare, chiedere aiuto.
4. La quarta cosa da fare è ridurre l’ansia, praticando esercizio fisico, alimentandosi correttamente, coltivando amicizie, smettendo di autocriticarvi, facendo le cose che vi piacciono.

Tornando alla fame emotiva, dunque, quando arriva il desiderio di mangiare troppo, fermatevi un attimo, sentite la sensazione che lo scatena: è rabbia, tristezza, rancore? Datele un nome. Percepitela con più attenzione: dove è più forte? Nella gola, nel petto, nella pancia, nelle mani? Infine provate  a domandarvi se avete voglia di continuare a mangiare.


Inoltre è importante:
tracciare su un diario dei momenti in cui la “fame” è soltanto dettata dalle emozioni.
• aumentare i livelli di serotonina nel corpo. L’ormone della felicità può essere attivato in molti modi: facendo un esercizio che vi piace, ascoltando musica o facendo sesso con il proprio partner.
ricordate il consiglio della nonna: “non mangiare quando sei triste”. Questa conoscenza popolare è molto vera: se siete angosciati, il cibo non cambierà la vostra sensazione. Al contrario: dopo aver mangiato ci si sentirà peggio.
ricordate che sapere come gestire le emozioni è un ottimo modo per perdere peso.

lunedì 17 settembre 2018

Iniziativa studi aperti: PRIMO COLLOQUIO PSICOLOGICO GRATUITO


Nell’ambito della campagna organizzata dall’Ordine Nazionale degli Psicologi per la Giornata Nazionale della Psicologia, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra il 10 ottobre, ho deciso di aderire all’iniziativa “Studi Aperti” e offrire la possibilità di richiedere un primo colloquio psicologico gratuito.







Dal 4 al 14 Ottobre, presso gli studi di Iseo, Piamborno, Brescia metterò a disposizione competenze e spazi per presentare la mia attività e i nuovi servizi. 

È un’opportunità per sfatare i tanti miti legati alla mia professione, come ad esempio che sia per i matti o i deboli, che duri e costi troppo.
Vi verrà illustrato il mio metodo di lavoro in modo che possiate capire se può essere adatto per voi.
Vi darò le informazioni sui costi e sulla durata dei percorsi psicologici e di psicoterapia.



Il primo colloquio psicologico è gratuito e non vincolante. 

È necessaria la prenotazione


Contatti: ☎️3291926138 📨 elisa.fedriga@gmail.com oppure 📆miodottore o 📆dottori.it



giovedì 30 agosto 2018




“COME TI DIVENTO BELLA":
 l’autostima ritrovata davanti allo specchio


L’autostima  è un costrutto particolarmente in voga negli ultimi anni, sempre più persone infatti  si affacciano alla psicoterapia lamentandosi di averne poca o nulla. È un concetto talmente diffuso  che tutti ne parlano, dallo psicoterapeuta più esperto al portinaio.

Una prima definizione del concetto di autostima si deve a William James, il quale la concepisce come il risultato scaturente dal confronto tra i successi che l’individuo ottiene realmente e le aspettative in merito ad essi.
                                                
L’autostima di ciascuno è il focus anche di “Come ti divento bella”, una commedia che indaga molti aspetti: dall’amicizia alla famiglia, puntando l’analisi sulle relazioni interpersonali.  



Sul banco degli imputati c’è quel qualcosa che allo specchio proprio non va giù, accusato di essere il responsabile di fallimenti o di successi mancati o soltanto sfiorati. Renée, la protagonista,  vuol sentirsi bella. Vuol provare l’ebbrezza di essere corteggiata da uno sconosciuto e al suo mancato appeal attribuisce la colpa di non aver mai vissuto quelle emozioni.  E alla bruttina Renée  proprio una caduta di sella da uno spinner da palestra cambia la vita. Quando si riprende dal trauma non ha neanche un livido ma le resta la convinzione che un qualche dio dell’Olimpo abbia realizzato il suo sogno: Diventare bellissima. Resta identica, è solo la sua percezione che muta: si vede splendida. E come tale inizia a comportarsi, in mezzo alla gente, con gli uomini, dovunque e la sua vita si trasforma. Acquisisce così una sicurezza e una grinta sconosciute che le fanno compiere una scalata professionale e trovare anche l’amore. All’improvviso, però, una nuova caduta, toglie a Renee l’illusione che la aveva liberata da un incubo psicologico; ma, quando tutto sembra crollarle addosso, una sorpresa restituisce gli equilibri perduti.


Il messaggio che vuole rilanciare questo film e la stessa protagonista, considerata una delle maggiori star comiche over size in America, è imparare ad accettare sé stessi per ciò che si è, difetti inclusi. Se tu ti vedi bella, gli altri ti vedranno nello stesso modo! Perché, in fondo, la specificità di ognuno la fanno i difetti che rappresentano il tratto più caratteristico. Raggiungere i propri obiettivi non dipende dunque da altro se non dalla propria determinazione e preparazione. 
Si è belli davvero solo se ci si convince di esserlo, difetti e chili in più a parte. È, infatti, il modo in cui ci si percepisce a definire la possibilità di realizzare i propri sogni: nella vita sì è quello che si pensa di essere. La nostra mente infatti è ‘come una lente: la visione di sé stessi e del proprio corpo avviene attraverso questa lente che può modificare, deformare, ampliare o distorcere ciò che osserva‘. Dobbiamo quindi imparare a conoscere questa lente e i suoi filtri, perché essa influisce non solo sul modo in cui vediamo il nostro corpo, ma sul modo in cui vediamo noi stessi in generale. A sua volta, il modo in cui vediamo noi stessi è a fondamento del nostro modo di porci rispetto all’ambiente, alla nostra vita.


  Spesso si tende a costruire un’immagine di se stessi non corrispondente al vero con lo scopo di dover piacere agli altri oppure dover rispettare canoni estetici autoimposti. Esigenze queste che il più del volte assumono le pieghe di una vera ossessione. La difficoltà ad auto-accettarsi spesso è la conseguenza di regole rigide su come si dovrebbe realmente essere; ad esempio una persona con qualche chilo in più può avere difficoltà ad accettare se stessa se crede che la bellezza sia sinonimo di magrezza. Se lei pensa che per essere belle si deve essere magre, non riuscirà mai ad accettarsi.


La necessità compulsiva di sedurre e di sentirsi ammirati è strettamente legata all’autostima: se otteniamo ammirazione e consenso da chi ci circonda, crediamo di avere molte relazioni positive sentendoci persone interessanti e degne di amore. Tornando a casa e posando sul comodino quel calco indossato per tutto il giorno ci si ritrova spesso però soli e delusi.
È questa la ragione per cui bisogna lavorare sempre su se stessi, mandando all’aria piani pensati per il mondo esterno e percorrendo quella corsia preferenziale che conduce solo a se stessi.


L’autostima, come tutte le cose, s’impara con la pratica. La sviluppi decidendo di agire come se già avessi tutta la confidenza che ti serve. Simulandola finché non la sviluppi realmente. L’insicurezza genera insicurezza, i dubbi che sollevi ostacolano il tuo potenziale più dei tuoi reali limiti. Se agisci ripetutamente con risolutezza svilupperai l’abitudine ad agire con confidenza e la mancanza di autostima diventerà un ricordo. Se ti allenerai a non ti preoccuparti di quello che la gente può pensare di te inizierai ad accorgerti che la gente non sta affatto pensando a te nei termini in cui credi, anzi, molto spesso non sta affatto pensando a te! Concentra l’attenzione su quello che vuoi piuttosto che su quello che possono pensare gli altri. Il giudizio degli altri non deve essere né un ossessione né un alibi.

Le cose veramente importanti per te sono quelle che devono guidare le tue decisioni. Se agisci in contrasto con i tuoi valori perderai la stima di te stesso e rimarrai prigioniero di uno strisciante senso di insoddisfazione. L’autostima arriva da sé quando sai di agire con coerenza a ciò che ritieni giusto, alle tue aspirazioni, al tuo schema di riferimento di base per le tue valutazioni. Seguire i tuoi valori alimenta l’amore per te stesso, l’apprezzamento, l’accettazione indipendentemente dai difetti e dalle prestazioni, alimenta un’autoimmagine positiva, ti fa sentire all’altezza delle tue capacità, e dà fiducia a te stesso, sapendo di aver risposto in maniera adeguata alle situazioni importanti. Lo stesso avviene quando sfrutti i tuoi talenti: quando lo fai riesci bene senza sforzo e il successo ti dà fiducia, genera una visione positiva di te stesso e ti fa amare te stesso ancora di più.


venerdì 24 agosto 2018

MANGIA QUELLO CHE TI PIACE E DIMAGRIRAI!

Chi crede che sia vera questa frase, alzi la mano! Fino poco tempo fa pensavo fosse una trovata pubblicitaria per “ingolosire” le persone ad accettarsi o ad accettare diete “modaiole”. Da quando ho iniziato ad approfondire le tematiche dell’alimentazione ho scoperto che si perde peso mangiando ciò che piace. 
Questa nuova linea di pensiero, che va in netta contrapposizione con chi prescrive diete ipocaloriche basate su cibi considerati “nemici” della linea, parte dal presupposto che le persone reagiscono in modo diverso a seguito del consumo dei medesimi cibi. Alcune persone pur consumando parecchi carboidrati, da sempre considerati nemici della linea, si sentono in forma e non prendono peso; altre persone invece con la stessa dieta ingrassano e si gonfiano. La dieta pertanto va personalizzata per ottenere risultati ottimali, perché rinunciare a ciò che piace, è controproducente perché potrebbe portare ad assumere cibi non adatti alla nostra persona. 
Per conoscere ciò di cui ha bisogno o meno il nostro organismo è necessario analizzare tanti elementi diversi, tra cui i fattori ormonali o la composizione della nostra microflora intestinale, l’innalzamento  della glicemia e dell’ insulina. Lo strumento più immediato per valutare se c’è qualcosa che non va è ascoltare la fame: se dopo i pasti siamo ancora affamati, significa che non stiamo mangiando le cose più giuste per noi. 



Da psicoterapeuta non posso inoltre non considerare gli aspetti psicologici legati alla scelta di alcuni alimenti e le abitudini alimentari in generale. Quando mangiamo un cibo che ci piace proviamo una sensazione di appagamento, perché il nostro cervello accende “gli interruttori del benessere” e attiva alcuni neurotrasmettitori legati al piacere, alla soddisfazione e alla ricompensa. 
Quando nella nostra vita manca il piacere, spesso scende in campo il desiderio di cibo per compensare, per difenderci dai dispiaceri, per gratificarsi, per fuggire dalle emozioni negative come tristezza, abbandono o dalle relazioni infelici. Quando la vita diventa amara, si tende a colmare i vuoti con un’alimentazione dolce. Il cibo diventa quindi un abbraccio o una carezza avvolgente che colma un vuoto che non sai riempire in altro modo. È importante quindi chiedersi “ma di che cosa ho voglia veramente? A me cosa piace fare? Cosa desidero? Cosa mi fa star bene, anzi cosa mi fa impazzire di gioia e di piacere?” 
Porre lo sguardo sui nostri stato d’animo, renderli consapevoli significa evitare di ricorrere al cibo, di gratificarsi con il mangiare.
Questo ovviamente non accade a tutti, anzi, ci sono persone per cui il cibo è il carburante essenziale per scoprire il mondo, è legato a momenti di spensieratezza e gioia ed è più facile che quando sono giù, il loro stomaco si chiuda. 











venerdì 10 agosto 2018

DIMAGRIRE SÌ, MA FELICEMENTE!


Molte persone sono sempre a dieta ma non dimagriscono mai e a volte sviluppano anche intolleranze e disturbi fisici. Come mai? I dietologi e i nutrizionisti oggi dicono che le diete “punitive”, che vietano il consumo di alcuni cibi o che  diminuiscono radicalmente le quantità di cibo assunte, sono controproducenti; perché privano l’organismo di importanti nutrienti, fanno sentire la persona sempre più affamata e deprimono l’umore. La trasgressione diventa quindi un comportamento atteso. Eliminare trasgressioni e passioni vuole dire condannarsi a delle frustrazioni inutili.
Il cibo è un piacere, che non può essere l’unico ma non va neanche mortificato. Il segreto è quindi concedersi una piccola trasgressione in tavola al giorno, facendo attenzione a moderare le porzioni. Una pallina di gelato, qualche patatina, una fetta di parmigiana, una caramella non possono farti nulla! È indispensabile anche cercare e coltivare altri piaceri fuori dalla sfera alimentare: una bella nuotata, una bella camminata, un concerto all’aperto, un massaggio. 




È importante imparare a nutrirsi in modo sano, equilibrato, bilanciato, senza farsi mancare alcun nutriente ma non è sufficiente, serve associare dell’attività fisica e fare qualcosa per se stessi.
 Alcuni ricercatori hanno sottolineato l’importanza per esempio di mangiare in compagnia, tale modalità farebbe produrre endorfine, sostanze responsabili del buonumore. Ricordo però di curare bene la compagnia, in quanto se le persone che stanno al nostro tavolo per noi sono fonte  di “ansia” o di “stress”, l’effetto benefico del mangiare in compagnia viene meno, come già descritto in un altro mio articolo “cellulite e psicoterapia”.
 La ricetta perfetta sembra essere dunque racchiusa nel titolo di un libro: “Mangia, muoviti, ama” (G.Nardone, L.Speciani)

COSA FARE:

Nutriti sano e concediti una piccola trasgressione in tavola al giorno, facendo attenzione a moderare le porzioni.
Fai attività fisica
Fai ogni giorno una piccola cosa che ti diverte e ti appaga. 

sabato 28 luglio 2018

SUPERIORI? SI, GRAZIE!

Sono finiti gli esami di terza media e già sei proiettato alle scuole superiori: libri, materiale scolastico, abbonamenti dei mezzi pubblici da acquistare. È importante pensare anche a prepararsi mentalmente e scolasticamente al meglio senza troppo esagerare, perché quando arriverà il momento, ovviamente, non dovrai farti prendere dal panico. Per prepararti mentalmente è utile:
  •  pensare positivo quando si parla delle superiori e dello studio; pensare negativo non farà sempre bene a te, o alle persone che ti stanno intorno.
  •  Imparare ad accettare la realtà. Se vuoi agire bene, dovrai imparare che nella vita non sempre le cose vanno per il verso giusto.
  • Credi in te stesso e potrà succedere qualunque cosa. Pensa a quando sei riuscito a vincere quel premio, o ad arrivare primo in quella gara. Eri super orgoglioso, non solo perché avevi vinto, ma perché hai creduto in te stesso.
  • Partire alla grande e con il giusto carico di entusiasmo rappresenta la miglior strategia per affrontare da leoni il primo anno di scuole superiori.
  • Prendere atto che il professore perde il ruolo di insegnante-genitore e si concentra più su quello di guida e tocca dunque a te imparare lentamente a darti delle regole, a capire che anche quando le pagine da memorizzare non sono specificate ciò non significa non aver niente da studiare!
  • iniziare da subito a studiare poco a poco e giorno per giorno, senza lasciare nulla indietro o dare per scontato che il tempo trascorso sui libri negli anni delle medie basti ora per le superiori.


Durante l’estate, dopo il meritato riposo, è utile allenarti per i test d’ingresso e nelle materie di indirizzo della tua scuola futura, in modo da iniziare il nuovo ciclo scolastico con meno ansia. Per le materie già affrontate, come ad esempio grammatica italiana, matematica e inglese segui gli esercizi proposti durante l’anno; se non li sai eseguire, vai a ripassare la teoria e le regole sul libro di testo. Controlla poi le tue risposte e rifai gli esercizi sbagliati. Se non riesci a svolgerne molti, sappi che dovrai impegnarti maggiormente nel nuovo anno. All’inizio delle scuole superiori non si da quasi nulla per scontato, i programmi ripartono dai concetti chiave, ma la progressione nel tempo e nell’apprendimento è più veloce. Ti vengono solo richieste la disponibilità ad apprendere, la voglia di lavorare e di mettersi in gioco. Per le materie che non hai ancora affrontato puoi prepararti attraverso materiale propedeutico in linee oppure frequentando la Casa dello studente, nella sede a te più vicina. https://www.casadellostudente.net/contatti/

Qui troverai tutor specializzati in tutte le materie che, supervisionati da un responsabile di filiale, progetteranno insieme e per te un percorso specifico in preparazione alla scuola superiore che hai già scelto. Ad esempio, se andrai al liceo scientifico, ripasserete insieme matematica, geometria e inizierete ad imparare come  “funziona” la lingua latina attraverso un ripasso della morfosintassi italiana. Se propendi per un istituto tecnico come geometra, ripasserete i principi fondamentali del disegno tecnico ecc. 
Inoltre, volendo sfruttare in modo proficuo il tempo che separa l’esame di terza media  dall’inizio della scuola superiore, vale la pena di incominciare ad accostarsi ad alcuni argomenti che dovrai affrontare nel primo anno, in maniera divertente e rilassante, attraverso qualche libro ad hoc.
Preistoria: Il più grande uomo scimmia del Pleistocene Lewis Roy ; Adelphi
Egizi: Il ragazzo che sfidò Ramses il Grande Jacq Christian ; Piemme
Greci: Lo scudo di Talos Manfredi Valerio M. ; Mondadori
Epica: La scoperta di Troia Schliemann Heinrich ; Einaudi
Per i classici: Orgoglio e pregiudizio (Austen), Cime tempestose (Bronte), Il ritratto di Dorian Gray (Wilde), Il rosso e il nero (Stendhal), La coscienza di Zeno (Svevo), Madame Bovary (Flaubert), Il castello dei destini incrociati (Calvino).
Per la narrativa: Dieci piccoli indiani (A. Cristhie), Il mastino di Baskerville (A. Conan Doyle),Lo hobbit e la riconquista del tesoro ( J.R.R. Tolkien), Io non ho paura (N. Ammaniti), L’amico ritrovato (F. Uhlman), Il più grande uomo scimmia del Pleistocene (R. Lewis), Il fantasma di Canterville (O. Wilde)

lunedì 16 luglio 2018

CELLULITE E PSICOTERAPIA?


Etimologicamente la parola dieta significa “modo di vivere”. Quanti vivono l’alimentazione come scelta consapevole? Quanti come scelta inconsapevole? L’atto del nutrimento nel primo caso vene visto come un atto di condivisione di un piacere, in una situazione di rilassamento e spensieratezza con gli amici o il partner. Contrariamente l’atto del nutrimento viene visto come momento imprescindibile e inevitabile nell’arco o al termine di una giornata se si vive inconsapevolmente l’alimentazione. 

Immaginiamo di uscire a cena con dei colleghi che sappiamo essere fonte di stress. Questa situazione ci porterà a non apprezzare quanto mangiato, a non digerirlo e molto probabilmente a dormire male. Ora immaginiamo uno scenario diverso: andiamo a cena con amici, siamo sereni; al termine del pasto saremo più o meno sazi ma sicuramente appagati e felici. Molto probabilmente non avremo nessuna difficoltà a digerire e forse non ci farà neanche ingrassare il dolcetto in più che abbiamo mangiato. 

L’organismo umano è un’entità interattiva tra sistema mente corpo. Le emozioni hanno origine dalla mente ma hanno correlati fisiologici. Si pensi alla paura, nasce come uno dei più importanti meccanismi di difesa. Si pensi alle paure quotidiane più frequenti: non farcela in un compito, sentirsi inferiori, rimanerne soli, perdere il lavoro, non piacere, paura di ingrassare. Esponendosi continuamente alla paura, nasce una sorta di abitudine emotiva che porta una reazione ansiosa automatica. Una volta attivato il meccanismo, ogni sintomo ansioso può essere la causa del mantenimento di questo cortocircuito. Una condizione di paura\stress prolungato può portare ad un blocco metabolico, a gonfiarsi per la ritenzione idrica, a non dimagrire nonostante un regime ipocalorico. 



La cellulite ad esempio, secondo alcune teorie psicosomatiche, è simbolicamente legata ad una rinuncia alla femminilità, la donna segnala un ritiro da un coinvolgimento affettivo e sessuale, creando una corazza contro gli attacchi esterni tramite una barriera. La cellulite va trattata come una problematica valutando il contesto della persona, il suo stile di vita (ad esempio sedentarietà, attività fisica, alimentazione), le relazioni familiari e sociali, il tipo di professione, lo stato di benessere generale, considerando come tutti questi aspetti si ripercuotono sull’emotività

Le donne più esposte ai problemi di cellulite:.     
spesso hanno un vissuto sessuale sofferto, 
spesso hanno ricevuto un’educazione rigida
hanno partorito da poco
sono entrate in menopausa

Nello specifico è stato studiato che: 
1. Chi ha i cuscinetti adiposi troppo pronunciati può avere un rapporto timoroso/conflittuale con il sesso oppure fa fatica a mostrare la propria vulnerabilità.
2. Chi ha la buccia d’arancia ha delle difficoltà ad esprimere emozioni che vengono trattenute, così come chi ha molta ritenzione idrica che impedisce l’espressione emotiva.
3. Chi soffre di gambe deboli/appesantite tendenzialmente ha paura di crescere in autonomia
4. Chi soffre di cellulite sui fianchi ha un temperamento rigido o testardo
5. Chi soffre di cellulite sui glutei è una persona proiettata all’indietro.

sabato 14 luglio 2018



PERCHÉ LO PSICOLOGO ALL'INTERNO DI UN PROGRAMMA PSICONUTRIZIONALE?

Lo psicologo è innanzitutto un professionista del benessere anche se so che la mia figura professionale è spesso oggetto di false credenze (lo psicologo cura i matti, è per i deboli, costa troppo, potrebbe manipolare la mia mente ecc.). 

Come psicologa psicoterapeuta mi occupo di lavorare con tutte quelle persone che desiderano migliorare la qualità della propria vita, imparare ad affrontarla con consapevolezza ed efficacia, persone che sentono il bisogno di affrontare in modo più funzionale una determinata situazione, una scelta, un cambiamento, un evento stressante, uno specifico passaggio di vita (matrimonio, cambio lavoro, trasloco, nascita figlio) o che sperimentano emozioni, vissuti o sintomi che interferiscono con il loro equilibrio ed una soddisfacente qualità della vita.  

All’interno di questo programma psiconutrizionale lavorerò con tutti coloro che desiderano imparare a perdere peso e a mantenerlo stabile, acquisire un maggior autocontrollo sul proprio comportamento alimentare, migliorare il proprio rapporto con il cibo e l’adesione al nuovo stile di vita, che desiderano imparare come mantenere alta la propria motivazione fino all’obiettivo desiderato, diventando protagonisti attivi del proprio percorso del benessere. 

                                       
       


Il mio ruolo sarà quello di motivatrice al cambiamento, promuovendo un rapporto sano con il corpo e con il cibo. Questo è un piacere ma spesso viene vissuto come una soddisfazione immediata quando si è tristi, nervosi, insoddisfatti; è una coccola pronta all’uso, sempre disponibile e gratificante, che però crea sensi di colpa quando la persona sale sulla bilancia o si guarda allo specchio.
Nel momento in cui si vuole iniziare un percorso psiconutrizionale è importante essere consapevoli del reale obiettivo che si vuole raggiungere. Il punto di arrivo infatti non sarà mai solo il raggiungimento di un peso/corpo forma ma di un benessere generale. 

Questo percorso non deve essere visto come un ennesimo compito da svolgere, un sacrificio, una privazione altrimenti recuperemo peso e cm, appena interrotto il percorso. Questo deve diventare uno stile di vita che permette a ciascuno di noi di raggiungere il benessere personale che desideriamo.

Vi lascio con una frase che può esservi utile tutte le volte che penserete di “sgarrare”: “Se te lo concedi puoi rinunciarvi, se non te lo concedi sarà irrinunciabile” (O.Wilde). 



sabato 16 giugno 2018



ORIENTAMENTO PROFESSIONALE


Quando si parla di orientamento, si tende spesso a pensare alla scelta della scuola secondaria di secondo grado oppure all’università; si tratta meno l’aspetto dell’orientamento professionale.
Con orientamento professionale si indicano le attività di supporto e di facilitazione alla presa di decisione di un soggetto che si trova a fronteggiare una transizione professionale (scuola/lavoro, disoccupazione/lavoro, lavoro/lavoro).
Queste attività vengono supportate dalla figura dell’operatore di orientamento, che può essere visto come un personal trainer, ovvero un allenatore che aiuta le persone a identificare e raggiungere obiettivi professionali, migliorando costantemente la propria impiegabilità e superando eventuali difficoltà di percorso.
L’orientatore (o operatore di orientamento) ha il compito di sostenere le persone nei processi di transizione lavorativa o formativa che accompagnano periodi quali la fine dei percorsi scolastici, l’avvio della ricerca di lavoro o il rientro sul mercato del lavoro.
In particolare, l’orientatore svolge la sua funzione supportando la persona:


  • Nella ricerca e selezione delle possibili alternative formative e nelle diverse possibilità di impiego.
  • Nell’acquisizione di strumenti per la ricerca attiva del lavoro o di opportunità formative.
  • Nella valutazione delle proprie capacità, dei propri interessi e delle proprie aspirazioni (bilancio delle competenze).
  • Nella presa di coscienza delle proprie rappresentazioni e attese nei confronti del lavoro e di un ruolo professionale specifico.
  • Nel riconoscimento dei cambiamenti intervenuti nel sistema della formazione e del mercato del lavoro.
  • Nello sviluppare competenze metodologiche finalizzate alla presa di decisione e all’elaborazione di un piano di azione.



In Italia i servizi di orientamento professionale sono di competenza regionale e ogni Regione li organizza in autonomia, delegandoli prevalentemente alle Province.I principali soggetti pubblici che erogano servizi di orientamento sul territorio sono:

-Centri per l’Impiego (CpI), che operano a livello provinciale, secondo gli indirizzi dettati dalle Regioni;
-Centri comunali di orientamento al lavoro (CILO/COL);
-Informagiovani


I Centri per l’impiego (CpI) rappresentano il punto di riferimento pubblico per le persone in cerca di occupazione, per chi vuole cambiare lavoro, per le aziende che cercano personale, per chi vuole seguire un percorso formativo e per chi ha bisogno di una consulenza orientativa.

I Centri di informazione e orientamento al lavoro, che operano a livello comunale e che nelle diverse realtà territoriali possono avere differenti denominazioni, offrono servizi di accoglienza, di informazione (sia individuale sia organizzata in seminari formativi di gruppo o anche strutturata in forma di autoconsultazione) sulle tematiche relative al mondo del lavoro, e di orientamento di secondo livello, individuale e/o di gruppo, che prevede la possibilità di elaborare un progetto individuale per la formazione e/o la ricerca del lavoro.

I centri Informagiovani sono strutture ubicate a livello comunale o provinciale che offrono un servizio informativo gratuito ai giovani. Le informazioni fornite abbracciano aree diverse: si possono chiedere informazioni utili per la propria scelta formativa o professionale (offerte di lavoro, concorsi pubblici, stage, tirocini, Università, borse di studio, scuole); inoltre si possono ottenere informazioni per organizzare meglio il proprio tempo libero, aggiornarsi sugli eventi in corso nella propria città (mostre, concerti, fiere e altro), organizzare le proprie vacanze, svolgere attività di volontariato.

Anche soggetti privati possono erogare servizi di orientamento: agenzie per il lavoro autorizzate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, enti di formazione, cooperative sociali (come la Casa dello studente), fondazioni, onlus, sindacati e associazioni di categoria. Per aspiranti imprenditori e i neoimprenditori i servizi di orientamento, informazione, formazione, consulenza e assistenza per l’avvio dell’attività economica sono forniti dalle Camere di commercio. L’orientamento passa anche attraverso il web: è infatti possibile acquisire informazioni utili alla scelta di percorsi formativi o professionali.

domenica 22 aprile 2018


LO STUDENTE TERRORIZZATO

È frequente entrare in relazione con studenti che hanno il “panico da esame”. Chi non ha mai provato timore all’idea di essere interrogato, di andare alla lavagna o alla cattedra, oppure di parlare in aula al cospetto del “terribile” professore e di fronte ai compagni?

L’ansia e l’agitazione sono emozioni utili a qualsiasi performance scolastica, fino a che non bloccano la prestazione. Si può affermare che l’ansia d’esame diventa un problema quando assume alcune particolari caratteristiche.  L’idea di dover  sostenere un esame è associata ad  intensi sintomi di ansia, preoccupazione, pensieri o immagini “catastrofici” il cui contenuto può, ad esempio, riguardare l’essere bocciati, fare una figuraccia, fare scena muta, avere una crisi di panico, scappare all’ultimo momento, sentirsi falliti, umiliati, difettati o deludere gli altri. 

Gli stimoli che evocano terrore sono i momenti dell’interrogazione, dell’esame scritto o orale, del compito in classe e delle domande del professore in aula. Anche il semplice anticipare mentalmente una di queste situazioni sortisce gli stessi effetti terrorizzanti del viverla. Si possono avere somatizzazioni come disturbi gastrointestinali, mal di testa, dolori aspecifici, svenimento, capogiri, tachicardia, fitte al petto. Lo studente può trasformarsi in una tabula rasa: non ricorda, non sa più niente, sente di non essere in grado di parlare o esporre quanto studiato. 

La paura può essere più o meno acuta a seconda dei contesti e delle situazioni d’esame; è tipico considerare più terrorizzante l’esame orale di quello scritto; l’interrogazione vis a vis con il docente è diversa che in gruppo; l’interrogazione programmata è ben differente da quella a sorpresa. La reazione più naturale di fronte alla paura è spesso l’evitamento; l’esame, l’interrogazione, il compito si saltano per dei malesseri che colpiscono inspiegabilmente lo studente il giorno dell’interrogazione o del compito in classe, costringendolo a rimanere a casa, a fuggire dall’aula qualche minuto prima di essere chiamati, oppure “vagabondare” per le strade della propria città in orari scolastici. L’evitamento spesso è una reazione a esperienze d’esame vissute come traumatiche e di cui lo studente mantiene vivo il ricordo: un’interrogazione imbarazzante, un esame fallito diverse volte, ecc. 

 
La paura dell’esame, dell’interrogazione sono fenomeni soggettivi: è possibile superarli solo in prima persona, più se ne parla più si complica, per cui è dannoso chiedere rassicurazioni continue ai compagni, ai genitori ecc. È ugualmente dannoso pensare di gestire e sedare l’ansia con sostanze e/o farmaci; lo studente può utilizzare sostanze con l’obiettivo di rassicurarsi (acquisire maggior coraggio nell’affrontare la situazione ansiogena dell’esame o dell’interrogazione) o di migliorare le proprie capacità cognitive (essere sicuro di riuscire a ricordare, sentirsi più lucido). Delegare a una sostanza aumenta l’insicurezza e diventa il viatico per un sicuro insuccesso.


Gli studenti spesso sono consapevoli che la loro paura è irrazionale o, quanto meno, esagerata, tuttavia non riescono a liberarsene. Paradossalmente, il fatto di essere consci di esagerare il “pericolo” legato all’esame li espone ad ulteriori sofferenze che derivano dalla considerazione di essere diversi dagli altri, di essere più fragili, di essere dei falliti, di non  poter raggiungere traguardi ambiziosi, di deludere gli altri; queste “riflessioni” possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna, autosvalutazione  e depressione. Nei casi più gravi l’ansia d’esame può spingere la persona abbandonare gli studi nonostante le rilevanti potenzialità. L’ansia d’esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona e questo deve far riflettere circa l’importanza di un trattamento psicoterapeutico efficace.